In quell'ultima intervista video, nell'albergo che lo ospitava, Marco   Simoncelli, in merito alla gara che si accingeva ad affrontare,  aveva palesato speranze. Aspirava al gradino più elevato.  Quello che avrebbe  potuto consacrarlo vincitore.

 A 24  anni, con il sole negli occhi, nel cuore,  è estremamente  difficile riuscire a realizzare che l'amata  moto, complice il destino avverso, lo avrebbe potuto  anche  tradire.

Sul grigio asfalto, immobile, ormai privo di vita, Marco ha  però ugualmente vinto. Ha vinto sull'emozione che è riuscito a trasmettere, sul dolore che una fine tanto tragica ed imprevedibile ha procurato nei suoi fans, in  tutti noi. Mi sono così ritrovata con le lacrime agli occhi ad assistere, durante questo G.P. in Malesia, ad uno spettacolo sconvolgente. L'incidente e la morte in diretta di un angelo dai folti, lunghi riccioli chiari. La seconda volta per me, E' già accaduto con Senna, durante il G.P. di Imola, il 1° maggio del 1994. Credo non fosse propriamente questo, il momento di gloria a cui Sic aspirava, ma la gente commossa che  ha sfilato muta dinnanzi alla sua bara, l'incredibile marea umana che si è riversata a Coriano per l'ultimo saluto, avranno  fatto comprendere a lui, a quella bella famiglia, il grande amore con cui è stato sempre seguito. La  semplicità, quel viso pulito, leale ed ironico, avevano compiuto il miracolo. Chi lo ha conosciuto, lo ha definito un ragazzo speciale. Opinione confermata, a conclusione delle onoranze funebri,  dalla stessa fidanzata. Lo era sempre ed in tutto. Perfetto..., di una perfezione  quasi non terrena.

la perdita di un figlio, carne della propria carne, è la cosa più terribile che possa accadere. Un dolore senza limiti, senza  consolazione, ma i tuoi genitore Marco, hanno dimostrato di essere unici. Semplici ed immensi, nella forza ostentata. Sereni  nell'umile, cristiana accettazione, di una prova tanto pesante, repentina, schiacciante. Ho osservato commossa,i sorrisi  che riusciva a distribuire la tua mamma. La composta dignità di papà, della sorellina.di Kate.  Non potevo, però non pensare, allo strazio che tra cordialità e sorrisi, albergava nei loro cuori. Pensavo al dopo...

Spente le telecamere, dissolta la confusione, svanita dai loro occhi la tua stessa bara, si sarebbero ritrovati a fare i conti con un silenzio innaturale. Forse a raggirarsi smarriti in stanze vuote, dense solo dei tuoi ricordi. A maledire quelle moto che ti hanno regalato tante soddisfazioni, ma ti hanno anche portato via.. O forse no. Forse continueranno a ripetersi che te ne sei andato facendo qualcosa che amavi fare. Senza rimpianto alcuno.

In una manciata d'anni, Marco, hai vissuto  una vita. Sei diventato, senza presunzione,  l'indimenticabile, umile campione di cui i tuoi familiari, lo stesso mondo del motociclismo, continueranno a parlare con estremo orgoglio. Stai entrando nella leggenda, ragazzo caro! In quella a cui appartengono ed apparterranno in eterno  solo i migliori.  Inviati tra i comuni mortali,  unicamente per lasciare un tangibile segno del loro passaggio, del loro immenso valore, prima di volare via...sempre troppo presto!

Penso con altrettanta angoscia alla tua ragazza; a quei sogni accarezzati, falciati, distrutti, Vorrebbe vederti tornare, ricomparire all'improvviso, come nel film Gosth. Ripenso alla saggezza delle parole, accennando alla propria  giovane età; all'impossibilità di poterti quindi presto  raggiungere.

Con il cuore, sono a tutti loro,  tanto  vicina.

I tuoi cari, ti hanno sempre sostenuto ed aiutato. Tocca a te ora sorreggerli. Marco!  Rendi meno gravosa, più sopportabile la lacerazione devastante derivata della tua  partenza!  Poi riprendi a correre su  nuovi circuiti, tra soffici nuvole,

Non sei più in pericolo, ora!  Ci sarà un nuovo pubblico pronto ad applaudirti. Entusiasta, alato!  Riuscirai anche in cielo ad elargire felicità.

 Ciao campione! Un abbraccio forte...

                                         una mamma.

 

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