Quando le bimbe erano piccine, il mare, in estate, era diventato una scadenza obbligata, necessaria. Solo quell'aria densa di salsedine, avrebbe negli anni potuto guarire, a detta dei medici, le continue bronchiti della mia Chicca. Hanno avuto ragione...Alla fine di luglio, quindi, avvicinandosi il periodo delle ferie, iniziava il rito della preparazione valigie. Ogni anno, mi riproponevo di portarmi appresso, meno roba possibile. Al mare, non serve granchè, mi dicevo. Si è quasi sempre in costume. Alla fine, però, mi ritrovavo sempre con  il medesimo numero delle stesse, da trasportare..  Ho sempre odiato tende e roulotte. Mai avuto uno spirito tanto avventuroso...! Troppo vincolanti  pensioni ed alberghi, sperimentati in Liguria per ben due anni. La sistemazione ottimale e dolce, la trovai nella  minicasa che scoprii, gli anni successivi,  in  campeggio a S.Benedetto del Tronto. Lo stesso  che divenne, in seguito, tappa obbligata e perfetta per le esigenze della famiglia.. Una breve scala formata da tre gradini, portava ad una piattaforma che fungeva da piccola veranda. La stessa accedeva al monolocale. Le scale, la verandina, la casetta erano in legno. All'interno, un'unica stanza minuscola ma versatile. Fungeva da tutto. Da ridotta cucina, zona giorno che, la sera, tramutavamo in zona notte. Mi ricordava vagamente una casa di bambola.

Personalmente,  non sono mai stata una fanatica sostenitrice della vita di spiaggia. Quasi  pativo nel doverci rimanere anche solo  la mattina. Con il sole, poi,  non ho mai avuto un gran feeling. Troppo bianco il mio incarnato che, dal rosso infuocato iniziale, si tingeva in seguito, di un lieve colorito dorato. Un'abbronzatura... appena accennata. Il campeggio era bello, ampio. Le piccole case allineate, inclusa la mia, guardavano sul largo viale d'ingresso del camping. Mi piaceva sedermi all'esterno, nelle ore pomeridiane,con solo il bikini addosso, per leggermi in santa pace  qualche pagina di un  buon libro, mentre padre e figlie facevano ritorno a quell'immensa distesa azzurra luccicante. Accarezzata da una brezza leggera, guardavo divertita il movimento tutt'intorno! I fantasiosi e spesso rumorosi  giochi dei bambini.  I miei pomeriggi, non erano però circoscritti solo alla lettura... Li utilizzavo per tutto quanto dovevo sbrigare regolarmente  anche a casa. Lavavo, stiravo, preparavo cena. Attendevo  il rientro di due piccole pesti affamate, per poterle  ripulire con una rapida doccia, sostituendo  i costumini che a fine  giornata avevano perduto il loro colore originale ed avevano acquisito quello della sabbia della quale erano intrisi, con freschi, leggeri prendisole  profumati di fresco,  di bucato.

Non potevo certo affermare, all'epoca, di andare in ferie per potermi rilassare. Due bimbe  piccole, sono pur sempre un impegno... Tenerissimo, ma sempre tale. Ogni volta, finivo con il far ritorno  a casa forse più stanca di quando ero partita. Angosciata dal fatto che avrei, dopo pochi giorni, dovuto riprendere il lavoro, con valigie ancora non completamente svuotate ed indumenti da rinfrescare, rideporre ordinatamente negli armadi.

Contrariamente a me Chicca ed Astrid, si divertivano un mondo. Sapevano nuotare bene. Le avevamo affidate ad un bravo istruttore, perchè imparassero.  La più sciolta, era Astrid, ma anche Chicca, non se la cavava male. Era delizioso vederle sguazzare tra i flutti, impegnate. Quando tornavano a riva, si dedicavano ai castelli di sabbia. Li  modellavano bagnandola con acqua di mare, ricuperata in piccoli secchielli, aiutandosi con le palette. Avevano cura di mantenere, ogni volta,  una  stretta discesa dalla quale facevano poi scivolare alla base,una volta ultimati,  piccole biglie in vetro colorato. Si divertivano tanto anche quando era  mamma ad immergersi... Non sapendo  io nuotare, causa la paura che ho sempre avuto dell'acqua, non osavo spingermi oltre quel punto più profondo, in cui riuscivo ancora a sentire sotto i piedi una base scivolosa, ma rassicurante.   I castelli di sabbia restavano, per un breve periodo incustoditi. Le palettine colorate abbandonate ai loro piedi. In un attimo, mi raggiungevano tra le onde. Mi stuzzicavano incitandomi a varcare quel confine in cui mi sarei trovata totalmente immersa, priva di appoggi. Accettavo la sfida, ma non prima di aver inserito le braccia nei loro braccioli.  Spesso, calzavo nientemeno che   il loro salvagente a paperetta... Finiva che iniziavano loro, ma, alla fine, ci trovavamo a  ridere tutte e tre. Era bello , giocare  insieme..!

In quei momenti.. magici, non esistevano più due bambine ed una mamma, ma unicamente tre bambine allegre, spensierate, giocose. Io diventavo la compagna di giochi vivace, che ballava insieme a loro il   "Ballo del quà quà".  Era in voga, a quei tempi, lanciato dalla splendida Romina Power. Veramente...., ero stata io a volerglielo  insegnare! A scatenarmi sotto gli occhi scandalizzati di un consorte e padre, troppo serio, rigido.. Se lui era tale,  io, al contrario,mi ritrovavo  piena di vita ed iniziative. Esattamente l'opposto. Una giovanissima.... mamma  che non intendeva rinunciare alla propria personalità. Voleva essere anche in quel ruolo,  se stessa. Il più possibile in sintonia con la ancor tenera età delle figlie.

La spiaggia in quegli anni, era ancora splendida, vivibile. Gli ombrelloni mantenevano una discreta, idonea  distanza gli uni  dagli altri. Se dovessi tornarci  oggi, sarebbe devastante. Bagni troppo asfissianti, senza respiro. Ombrelloni  e sdraio appiccicate. Gente che  si affianca e sembra voler rubare, quella poca aria che  ancora aleggia  intorno. Se affronto ancora qualche gita, in località balneari, ogni volta, è un mordi e fuggi (non unicamente per il trambusto, ma  soprattutto per la mia pesante difficoltà a deambulare)  che mi riporta indietro nel tempo. A rivivere, con profonda tenerezza, gli splendidi anni dell'infanzia delle mie bambine che, per me, erano ancor densi di salute. Momenti sereni, le nostre piccole complicità. Astrid guardava le altre madri. Molte erano  grassocce, materne, paciose. Guardava poi me e faticava ad identificarmi quale una di loro.  La sua era diversa. Giovane, dinamica, moderna, più vicina ad una sorella maggiore. Per entrambe, però,  la loro, è sempre stata, comunque, la più bella. Del resto, quale mamma non lo è  per i propri figli?

Molte estati, non partivamo soli. Insieme a noi, si affiancavano gli amici William e Rosella. Volevano bene alle bimbe. Eravamo affiatati. E' bello ricordare anche loro. I momenti di distensione ed allegria, insieme..! Quelli che ritrovo nelle poche fotografie che, gelosamente, continuo a conservare e non mi stancherò mai  di riguardare. Anni di un'amicizia speciale che il tempo, la distanza, la sofferenza,  ha inevitabilmente modificato.             

                                                             

 

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